
Protesi mobile da Orentano: il segnale non è che si muove





Revisione medica di Dott. Edoardo Palla, direttore sanitario · Albo Odontoiatri di Pisa n. 427 · Aggiornato il 14 agosto 2026 · Lettura: 7 min
La risposta breve
Dalle frazioni si scende in studio una volta sola, e spesso troppo tardi. Il segnale che conta non è il movimento della protesi: è quando smette di far male.
- Chi risponde
- Dott. Edoardo Palla, direttore sanitario dello studio di Castelfranco di Sotto
- Pubblicato
- 14 agosto 2026 · 7 min di lettura
- Area
- Il Comprensorio del Cuoio
Non sostituisce una valutazione clinica individuale: la tua situazione si vede in visita.
Hai una domanda sul tuo caso?
Lascia nome e telefono: ti richiamiamo dallo studio negli orari di apertura (Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00 · Sabato, 9:00 – 13:00). Chi preferisce sceglie subito giorno e ora dal calendario.
Che una protesi rimovibile si muova dopo qualche anno lo sanno tutti, ed è vero: sotto, l'osso della cresta si riduce e l'appoggio si perde. Il problema è che il movimento non dice quando muoversi. Il segnale che conta è un altro, ed è quello che quasi nessuno riferisce: il punto che faceva male ha smesso.
Sono il Dott. Edoardo Palla, mi occupo di implantologia, chirurgia orale e protesi, e ricevo qui a Castelfranco di Sotto in metà della mia settimana.
Scrivo per chi scende da Orentano, da Villa Campanile e da Galleno, perché da lassù in studio ci si viene una volta sola: conviene sapere cosa guardare prima di mettere in moto.
Il fastidio che passa da solo non è passato
La sequenza tipica è questa. La protesi comincia a scendere quando parli, poi preme in un punto, quel punto brucia per qualche settimana, e poi non brucia più. La conclusione naturale è che si sia sistemata.
Quasi mai è così.
La mucosa sottoposta a una pressione costante non guarisce: si difende. Diventa più spessa, più fibrosa, meno sensibile — e in alcuni tratti si stacca dal piano osseo, trasformandosi in una banda molle che si sposta sotto il dito. Sotto quella banda l'osso ha continuato a ridursi, solo che adesso nessuno te lo segnala più.
È il motivo per cui trovo situazioni più avanzate nelle persone che dicono «no, ora non mi dà fastidio» rispetto a quelle che arrivano lamentandosi. Il dolore è un cattivo cronometro, ma è l'unico che la maggior parte di noi consulta.
Cosa guardare prima di scendere in studio
Tre cose, di peso molto diverso fra loro.
- Da quanto tempo. È la domanda che cambia la risposta più di ogni altra. Non «quanto è grave adesso», ma da quale stagione va così. Sei mesi e due anni sono due lavori diversi.
- Se il fastidio si è spostato. Un punto che smette e un altro che comincia più indietro vuol dire che il carico si è ridistribuito, cioè che la forma della cresta è cambiata ancora.
- Se hai iniziato a usare gli adesivi tutti i giorni, e quanti. Chi passa da una noce di crema ogni tanto a due applicazioni quotidiane sta compensando qualcosa. La quantità di adesivo è la misura più onesta che ci sia, ed è anche la più facile da ricordare.
Nella maggior parte dei casi quello che serve è una ribasatura: si rifà soltanto la superficie che appoggia, ricalcandola sulla cresta di oggi, e i denti della protesi restano quelli. È un lavoro di protesi dentaria contenuto, che però ha una condizione: la mucosa deve essere in ordine. Su un tessuto infiammato l'impronta registra una forma gonfia, cioè una forma che fra dieci giorni non esiste più.
Hai una domanda sul tuo caso?
Lascia nome e telefono: ti richiamiamo dallo studio negli orari di apertura (Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00 · Sabato, 9:00 – 13:00). Chi preferisce sceglie subito giorno e ora dal calendario.
Perché dalle frazioni si arriva più tardi
Otto chilometri, una decina di minuti scendendo verso la pianura. Poco. Eppure dalle frazioni collinari le protesi arrivano mediamente in condizioni peggiori di quelle che arrivano da Santa Croce o dal centro di Castelfranco, e non credo dipenda dalla strada.
Dipende dal fatto che chi vive lassù non passa mai davanti allo studio per caso. Chi lavora nella concia, o chi ci ha lavorato, scende per il turno e torna su: non c'è il tragitto quotidiano che ti mette il pensiero davanti agli occhi.
E spesso chi ha una protesi da anni non guida più, quindi dipende da un figlio o da un nipote, e allora si aspetta di avere «più cose da fare» nello stesso viaggio.
Le sei sale operative servono anche a questo, per quanto sembri una faccenda di logistica e non di clinica: permettono di tenere agende in parallelo, quindi di far coincidere il controllo protesico con la seduta di igiene nella stessa mattina invece di due sabati diversi. E davanti c'è il parcheggio, che per chi ha ottant'anni e cammina piano non è un dettaglio.

Un punto su cui non sono d'accordo con tutti i colleghi
La protesi va tolta la notte? La risposta corrente è sì, sempre, perché la mucosa ha bisogno di stare scoperta qualche ora e recuperare.
Io la condivido nella sostanza, ma non la do come regola uguale per tutti, e alcuni colleghi su questo la pensano diversamente da me. Chi ha una protesi totale superiore contro denti naturali inferiori, e la toglie di notte digrignando, la mattina dopo si ritrova con un appoggio che ha lavorato in modo diverso.
Ci sono anche situazioni in cui togliersi la protesi la notte pesa più di quello che risolve, per ragioni che con la bocca c'entrano poco. In quei casi si cerca una via di mezzo — poche ore al giorno, in un momento in cui si sta in casa.
C'è poi una cosa che non si sa in anticipo, ed è giusto dirla prima: quanto durerà una ribasatura. Il riassorbimento non corre alla stessa velocità in tutte le bocche.
Dipende dall'osso di partenza, da quanti anni la protesi ha lavorato da sola, da come mastichi e da condizioni generali di salute — chi assume bifosfonati o anticoagulanti va valutato con criteri suoi, e va dichiarato in visita prima di qualunque cosa.
C'è chi torna a un controllo dopo quattro anni quasi identico e c'è chi in due la consuma.
Cosa portare, per non fare il viaggio due volte
La protesi che usi, ovviamente. Ma anche quella precedente, se ce l'hai ancora: due protesi della stessa bocca a distanza di anni raccontano come si è modificata la cresta meglio di qualsiasi descrizione a voce.
Poi le radiografie vecchie, se le hai in formato digitale, e l'elenco dei farmaci che prendi — scritto, non a memoria, perché a memoria manca sempre qualcosa.
Un'ultima cosa. Se in bocca ti sono rimasti denti naturali che fanno da ancoraggio, quelli stanno prendendo carichi anomali da mesi e vanno guardati insieme alla protesi, non dopo: capita che il dente che tiene i ganci sia messo peggio del piano d'appoggio. Se invece l'arcata è completamente libera, fra le strade da mettere sul tavolo c'è anche la stabilizzazione su impianti, che ha presupposti suoi e non è la risposta giusta per chiunque.
Segnati su un foglietto il mese in cui il fastidio è cominciato. Quella data vale più di mezza visita.
Studi Dentistici Dott. Edoardo Palla Via Giuseppe Posarelli 9, Castelfranco di Sotto (PI) — parcheggio davanti allo studio. Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00 · Sabato, 9:00 – 13:00. Telefono 0571 1900049.
Da Orentano quanto ci vuole per arrivare?
Otto chilometri, circa dieci minuti di macchina. Vale lo stesso per Villa Campanile; da Galleno qualche minuto in più, passando da Ponte a Cappiano.
La ribasatura si fa in giornata?
No. Servono almeno due passaggi: uno per l'impronta sulla protesi che già usi, uno per la riconsegna. Nel mezzo lavora il laboratorio, e i tempi dipendono da quello.
Uso l'adesivo tutti i giorni: è un problema in sé?
L'adesivo non rovina niente. Il punto è che serve a compensare un appoggio che non c'è più, e più ne serve più la distanza fra protesi e cresta è cresciuta. Se sei passato da «ogni tanto» a «tutte le mattine», è quello il dato da riferire in visita.
Ho smesso di portare la protesi inferiore, la tengo in un cassetto. Serve ancora guardarla?
Sì, e serve portarla comunque. Masticare per anni con l'arcata superiore contro la gengiva nuda cambia la cresta di sotto in modo suo, e la protesi che non usi più dice esattamente da quale forma si è partiti.
Se ti riguarda
Protesi mobile (dentiera) a Castelfranco di Sotto
Quello che hai letto vale in generale; il tuo caso si vede in visita. La pagina del trattamento spiega come si svolge in Via Posarelli e chi lo segue.
Dove siamo e da dove arrivano i pazienti
Cosa dicono i pazienti
Professionalità e cortesia sono alla base di questo studio ,mi sono trovata molto bene e lo consiglio vivamente!!!
Studio ben strutturato, con personale competente e disponibile,da quando mi seguono non ho più problemi di denti, consigliatissimo 💪
La dottoressa Sibullotte che lavora dal Dott Edoardo è brava e gentile, le assistenti e la segretaria sono efficienti e sempre sorridenti. Lo consiglio
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