
Perimplantite: come riconoscerla precocemente





Revisione medica di Dott. Edoardo Palla, direttore sanitario · Albo Odontoiatri di Pisa n. 427 · Aggiornato il 9 settembre 2026 · Lettura: 6 min
La risposta breve
La perimplantite comincia con un sanguinamento ignorato, non con il dolore: riconoscerlo presto cambia la terapia.
- Chi risponde
- Dott. Edoardo Palla, direttore sanitario dello studio di Castelfranco di Sotto
- Pubblicato
- 8 settembre 2026 · aggiornato il 9 settembre 2026 · 6 min di lettura
- Area
- Impianti e denti fissi
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Se hai un impianto fatto altrove che ti sta dando problemi, la cosa più importante da sapere è questa: un impianto che si muove non è mai il primo segnale. Prima c'è una gengiva che sanguina quando ci si passa lo spazzolino, e un dentista che non ripete il sondaggio perché "tanto l'impianto è lì da anni ed è tutto a posto". La perimplantite si riconosce precocemente proprio lì: nel sanguinamento ignorato e nella tasca che nessuno ha rimisurato, non nel giorno in cui l'impianto comincia a muoversi.
Se sei arrivato con un impianto fatto altrove che ora dà problemi, la domanda che ti fai non è astratta: è "si salva o si toglie". E la risposta dipende da quanto osso è già andato perso, non da quanto l'impianto ti fa male oggi.
Come riconosco una perimplantite quando riprendo in mano un impianto fatto altrove
Il primo segno che cerco è il sanguinamento al sondaggio: se la gengiva sanguina quando la tocco con la sonda, qualcosa di infiammatorio è già in corso. Anche se l'impianto sembra saldo. Il secondo è la profondità della tasca intorno all'impianto, confrontata con quella registrata alla consegna della protesi — se esiste una documentazione.
Il problema, con i lavori fatti altrove, è proprio questo: spesso la documentazione non c'è, o è irraggiungibile. Quando arriva qualcuno con un impianto sofferente e nessuna radiografia di riferimento, la prima cosa che faccio è ricostruire un punto zero: una radiografia endorale nuova, una misurazione delle tasche, una valutazione della mobilità.
La mobilità vera, quella meccanica, è un segno tardivo. Arriva quando l'osso di supporto si è già riassorbito in modo significativo. Prima di quel punto ci sono mesi, a volte anni, in cui il segnale c'era ed era leggibile: gonfiore lieve, un po' di pus alla pressione, un fastidio masticatorio che andava e veniva.

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Terapia non chirurgica o rimozione: da cosa dipende la scelta sull'impianto
La scelta dipende quasi interamente da quanto osso è già perso e da quanto è stabile l'impianto oggi. Se la perdita ossea è limitata e l'impianto è ancora meccanicamente stabile, si può lavorare con una terapia non chirurgica: pulizia approfondita della superficie implantare, controllo dei fattori che mantengono l'infiammazione, rivalutazione a distanza.
Se invece l'osso residuo è poco, o l'impianto ha già una mobilità apprezzabile, la terapia non chirurgica diventa un tentativo con basse probabilità di tenuta.
In quei casi la rimozione, per quanto sia la notizia che nessuno vuole sentire, è spesso la scelta più onesta: mantenere un impianto instabile espone al rischio di perdere altro osso, e complica un'eventuale riabilitazione futura.
Non c'è una soglia unica valida per tutti. C'è un quadro clinico che si guarda nel suo insieme: quanto osso, quanta mobilità, quanto tempo è passato da quando i primi segni sono comparsi.
Per questo, quando arriva qualcuno con un impianto sofferente fatto altrove, il lavoro iniziale è più diagnostico che operativo: capire cosa è già successo, prima di decidere cosa fare adesso.
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Perché il fumo cambia il rischio di perdere un impianto, anche prima del dolore
Il fumo altera la risposta dei tessuti intorno all'impianto e riduce l'afflusso di sangue alla gengiva, che è proprio il segnale che di solito ci avverte per primo. In un fumatore la gengiva infiammata può sanguinare meno, non di più: il segno d'allarme si nasconde, non sparisce.
È uno dei motivi per cui in questa zona — dove il fumo è più diffuso della media — un impianto che "non dà segni" non basta a tranquillizzarmi.
La perimplantite in un fumatore può avanzare mentre la gengiva sembra tranquilla, e il paziente arriva a un impianto già mobile senza aver mai notato nulla di allarmante prima.
Chi fuma e ha un impianto dovrebbe considerare i controlli periodici non come una formalità, ma come l'unico modo reale per intercettare il problema prima che diventi visibile. La perimplantite è la ragione principale per cui un impianto si perde, e non fa male finché non è avanzata.
Prenota una valutazione se hai un impianto fatto altrove che ti dà segnali anche minimi: un po' di sanguinamento, un gonfiore che va e viene, una sensazione di instabilità che magari hai già minimizzato. Portare la documentazione che hai, anche parziale, aiuta a ricostruire il punto di partenza.
Cosa guardo in radiografia quando l'impianto viene da un altro studio
In radiografia cerco soprattutto il livello dell'osso rispetto alle spire dell'impianto, e se c'è una perdita ossea a forma di cratere intorno al collo implantare — un pattern tipico della perimplantite.
Confronto questo dato, quando possibile, con radiografie precedenti: è lì che si vede la velocità con cui il problema sta avanzando, non solo la sua entità attuale.
Quando non ci sono radiografie precedenti, la lettura si fa più prudente. Un'unica immagine dice quanto osso c'è oggi, ma non dice se la perdita è recente o stabile da tempo. In questi casi il controllo a distanza di poche settimane diventa parte della diagnosi tanto quanto la prima visita.
Chi arriva da San Miniato o dai comuni vicini con un impianto sofferente porta spesso proprio questo dubbio: "è successo adesso o andava avanti da mesi". La risposta, quando è possibile darla, cambia il piano di cura più di ogni altro dato.
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Domande frequenti: Perimplantite: come riconoscerla precocemente
1. La gengiva intorno al mio impianto sanguina ogni tanto, è normale?
2. Se l'impianto non fa male posso rimandare il controllo?
3. Vengo da un altro studio e non ho la documentazione, cosa porto alla visita a Castelfranco di Sotto?
4. Quanto tempo ci vuole per capire se un impianto è salvabile o va rimosso?
Cosa dicono i pazienti
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