
Quali tasche gengivali si richiudono e quali no?





Revisione medica di Dott.ssa Valentina Sibillotte, odontoiatra · Aggiornato il 3 ottobre 2026 · Lettura: 7 min
La risposta breve
Le tasche gengivali possono guarire? A Castelfranco di Sotto misuro quali si richiudono, quanti millimetri restano e come si tengono stabili.
- Chi risponde
- Dott.ssa Valentina Sibillotte, odontoiatra dello studio di Castelfranco di Sotto
- Pubblicato
- 3 ottobre 2026 · 7 min di lettura
- Area
- Carie, devitalizzazioni e gengive
Non sostituisce una valutazione clinica individuale: la tua situazione si vede in visita.
Hai una domanda sul tuo caso?
Lascia nome e telefono: ti richiamiamo dallo studio negli orari di apertura (Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00 · Sabato, 9:00 – 13:00). Chi preferisce sceglie subito giorno e ora dal calendario.
Le tasche gengivali possono guarire nel senso che conta: l'infiammazione si spegne e la profondità scende di qualche millimetro. Quello che non torna è l'attacco già perduto. Per questo la domanda vera non è «guariscono?», ma «quali si richiudono abbastanza da restare pulite a casa?». La risposta arriva dal sondaggio, non dalla sensazione.
Sono la Dott.ssa Valentina Sibillotte e in Via Posarelli 9, a Castelfranco di Sotto, mi occupo di parodontologia.
Che cosa vuol dire «guarire», per una tasca gengivale?
Vuol dire due cose diverse: l'infiammazione può spegnersi quasi sempre, l'attacco perduto no.
La tasca è lo spazio che si apre fra dente e gengiva quando l'attacco si stacca e scivola verso la radice. In un solco sano la sonda entra per pochi millimetri e si ferma. Dove l'infiammazione dura da mesi, scende più giù.
Dentro quello spazio resta tartaro che nessuno spazzolino raggiunge. Finché c'è, la gengiva non si riaggancia. Toltolo, il tessuto si sgonfia e risale: la profondità misurata scende.
Quali profondità si richiudono e quali resistono?
Più la tasca è profonda, meno millimetri recupera: sotto i 5 la risposta è in genere buona, sopra i 7 si parla di controllo, non di chiusura.
- Fino a 3 millimetri. Solco normale: si tiene pulito a casa, con filo o scovolino.
- Da 4 a 5 millimetri. Tasca iniziale: dopo la terapia torna spesso nel campo dello spazzolino.
- Da 6 a 7 millimetri. Qui si guadagna qualche millimetro, e il resto lo fa il mantenimento.
- Oltre i 7 millimetri. Si valuta caso per caso: a volte un intervento, a volte un dente da sorvegliare a vista.
L'osso già riassorbito è un'altra partita. Esistono tecniche rigenerative, ma non ogni difetto le consente: la forma del cratere decide più delle intenzioni. Nella cura della parodontite il primo obiettivo resta fermare la perdita dove è arrivata.
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Perché il millimetro si misura, e non si sente?
Perché la sensazione migliora molto prima della profondità: il sangue sparisce in due settimane, i millimetri si contano dopo due mesi.
È il punto su cui insisto più di tutti. Dopo la strumentazione profonda la bocca sembra guarita: niente rosso nel lavandino, alito pulito, gengive meno gonfie. Il sondaggio, però, può ancora trovare 6 millimetri su un molare.
Per questo la rivalutazione non è un controllo di cortesia. Si risonda ogni dente nei sei punti, si confronta con la mappa di partenza e si guarda cosa si è richiuso davvero. Solo lì si decide se basta il mantenimento.
Il passaggio che molti saltano è esattamente questo. Senza il secondo sondaggio, nessuno sa se la cura ha funzionato.

Quando non serve la levigatura radicolare?
Se le tasche stanno fra 3 e 4 millimetri e sanguinano per placca recente, prima si prova con una seduta di igiene e la tecnica corretta a casa.
Capita spesso, e lo dico in visita. Gengive gonfie, spavento, poi due settimane di scovolino usato bene e la sonda scende meno di prima. In quei casi la levigatura radicolare non aggiunge nulla.
C'è anche il rovescio onesto. Un dente con tasca molto profonda, mobilità marcata e osso quasi assente a volte non si recupera: tenerlo infiammato per anni mette in conto osso anche ai vicini. Meglio dirlo subito.
Come si incastra il mantenimento con i turni in conceria?
Si incastra sugli orari: la terapia parodontale vive di richiami regolari, e i richiami vanno messi dove il turno li lascia passare.
Lo studio è in Via Posarelli 9, con il parcheggio davanti, sulla direttrice fra Santa Croce sull'Arno e Castelfranco di Sotto. Da Santa Croce sono circa 3 km, cinque minuti. Da Santa Maria a Monte dieci, da Montopoli una dozzina.
Da San Miniato e Ponte a Egola un quarto d'ora; da Bientina, Fucecchio, Orentano e Pontedera fra i quindici e i venti minuti.
Nel distretto delle concerie gli orari di fabbrica non si spostano. Quindi:
- Primo slot del mattino. Alle 9, prima del turno centrale.
- Tardo pomeriggio. L'orario è continuato dal lunedì al venerdì fino alle 19.
- Sabato mattina. Dalle 9 alle 13, comodo per chi in settimana smonta dal notturno.
Un richiamo dura meno di una seduta di terapia. È la parte che tiene stabili i millimetri guadagnati, ed è la prima che salta quando il lavoro stringe.
Che cosa cambia per impianti e apparecchi se le tasche restano aperte?
Cambia l'ordine dei lavori: su gengive infiammate non si costruisce niente di stabile.
La parodontite non duole quasi mai. Si fa notare con sanguinamento, gengive che si ritirano, spazi nuovi fra gli incisivi. Il paziente arriva quando mastica diverso, e a quel punto i millimetri persi sono già tanti.
Conta anche per il dopo. Su un parodonto ancora attivo gli impianti dentali sono più esposti a complicanze, e prima di muovere i denti con l'ortodonzia serve un quadro sgonfio e misurato. Si cura la gengiva, poi si costruisce.
Il primo passo è una visita con sondaggio parodontale: si contano le tasche, si scrive quanto sono profonde e si capisce quali possono richiudersi con una terapia non chirurgica. Chiama lo 0571 1900049 o scegli un orario su https://prenota.adamanti.it/prenota/castelfranco, anche per il sabato mattina.
Se ti riguarda
Cura della parodontite a Castelfranco di Sotto
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Cosa dicono i pazienti
Professionalità,pulizia,gentilezza,cura del paziente e simpatia io ci ho portato tutta la famiglia per grandi e piccini!!!
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