
Infezione di un impianto dentale, l'osso che cede





Revisione medica di Dott. Edoardo Palla, direttore sanitario · Albo Odontoiatri di Pisa n. 427 · Aggiornato il 25 settembre 2026 · Lettura: 7 min
La risposta breve
Infezione di un impianto dentale a Castelfranco di Sotto: come si riconosce, cosa fa il dentista e quando l'impianto si può salvare.
- Chi risponde
- Dott. Edoardo Palla, direttore sanitario dello studio di Castelfranco di Sotto
- Pubblicato
- 25 settembre 2026 · 7 min di lettura
- Area
- Impianti e denti fissi
Non sostituisce una valutazione clinica individuale: la tua situazione si vede in visita.
Hai una domanda sul tuo caso?
Lascia nome e telefono: ti richiamiamo dallo studio negli orari di apertura (Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00 · Sabato, 9:00 – 13:00). Chi preferisce sceglie subito giorno e ora dal calendario.
Un'infezione impianto dentale parte quasi sempre dalla gengiva intorno alla vite, non dal titanio. Prima si infiamma il tessuto molle, poi, se nessuno interviene, si consuma l'osso che tiene fermo l'impianto. Sanguinamento, gonfiore che torna, un gusto strano: sono i primi segnali, e presi in tempo si trattano.
Sono il Dott. Edoardo Palla e nello studio di Via Giuseppe Posarelli 9, a Castelfranco di Sotto, mi occupo di implantologia.
Come faccio a capire se l'impianto è infetto?
Guardi la gengiva intorno alla corona: se sanguina al passaggio dello spazzolino, è rossa o gonfia e non torna normale in qualche giorno, quella è un'infiammazione che va vista.
I segnali che raccolgo più spesso in poltrona sono pochi e concreti.
- Sanguinamento. Un filo di sangue ogni volta che pulisci quel punto, mentre il resto della bocca non sanguina.
- Gonfiore che ritorna. Si sgonfia con i risciacqui, poi ricompare dopo una settimana.
- Gusto o odore strano. Un sapore metallico o sgradevole localizzato sempre nello stesso punto.
- Gengiva che si ritira. La corona sembra più lunga, a volte si intravede il collo metallico.
- Fastidio alla masticazione. Non un dolore forte: una pressione sorda quando mordi qualcosa di duro.
Il dolore vero, quello che ti sveglia, di solito arriva tardi. È il motivo per cui molte infezioni intorno agli impianti vengono scoperte durante un controllo di routine e non per una chiamata d'urgenza.
Perché l'infezione parte dalla gengiva e non dal titanio?
Il titanio non si infetta e non si caria: si infetta il tessuto che lo circonda, dove i batteri della placca trovano un solco in cui restare.
Intorno a un dente naturale esistono fibre che fanno da barriera. Intorno a un impianto quella barriera è più debole. Se la placca resta lì, l'infiammazione scende in profondità con più facilità e comincia a intaccare l'osso.
È una differenza che cambia tutto nella gestione quotidiana. Un impianto non fa male quando si ammala, e questo toglie l'allarme naturale che invece un dente ti dà. Per questo la pulizia professionale degli impianti segue protocolli e strumenti diversi da una normale detartrasi.
Hai una domanda sul tuo caso?
Lascia nome e telefono: ti richiamiamo dallo studio negli orari di apertura (Lunedì – Venerdì, 9:00 – 19:00 · Sabato, 9:00 – 13:00). Chi preferisce sceglie subito giorno e ora dal calendario.
Che cosa succede se aspetto qualche mese?
L'infiammazione della sola gengiva è reversibile; quando coinvolge l'osso diventa perimplantite, e l'osso perso non torna da solo.
La sequenza è quasi sempre la stessa. Prima il solco si approfondisce. Poi una radiografia mostra un cratere intorno alla vite. Alla fine l'impianto perde stabilità e si muove.
Fra il primo sanguinamento e la mobilità possono passare anni o pochi mesi: dipende dall'igiene, dal fumo, dal diabete, da come è stata costruita la protesi sopra. Aspettare non è mai neutro.

Come si tratta l'infezione intorno a un impianto?
Si comincia sempre dalla pulizia profonda della superficie esposta e dal controllo della placca a casa; solo se questo non basta si valuta un intervento sull'osso.
La visita parte da tre cose: sondaggio del solco, radiografia mirata e controllo della protesi. Capita spesso che il problema sia una corona con un bordo troppo chiuso, impossibile da pulire con lo scovolino.
- Decontaminazione. Rimozione del biofilm dalla superficie dell'impianto con strumenti dedicati, senza graffiare il titanio.
- Correzione della protesi. Se la corona impedisce di pulire, si rifà o si modifica il profilo.
- Chirurgia rigenerativa. Quando il difetto osseo ha una forma contenitiva, si può tentare di ricostruirlo.
- Rimozione. Se l'impianto è mobile, si toglie e si valuta l'osso residuo prima di pensare a un nuovo inserimento.
Quando non serve togliere l'impianto?
Nella maggior parte dei casi non serve: se l'osso intorno alla vite è ancora sufficiente e l'impianto è fermo, la strada meno invasiva è la terapia di mantenimento, non l'estrazione.
Lo dico prima di tutto il resto perché la paura di perdere l'impianto è la ragione per cui molte persone rimandano la visita. Un impianto stabile, con un'infiammazione limitata alla gengiva, si recupera con sedute di igiene ravvicinate e una tecnica di pulizia rivista in poltrona.
Togliere ha senso quando la vite si muove, quando l'osso perso supera una certa quota o quando l'infezione ritorna nonostante tutto. Anche in quel caso non si improvvisa: si aspetta la guarigione, si valuta il volume osseo e solo dopo si ragiona su un rialzo del seno mascellare o su un nuovo piano di implantologia.
Chi lavora sui turni nelle concerie rischia di più?
Non è il turno in sé: è il fatto che con orari spezzati la pulizia serale salta e i controlli si rimandano di stagione in stagione.
Lo vedo ogni settimana. Chi arriva da Santa Croce sull'Arno o da Ponte a Egola dopo il turno ha dieci minuti, non mezz'ora. Per questo teniamo l'orario continuato dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19 e il sabato mattina dalle 9 alle 13.
Lo studio è in Via Posarelli 9, con il parcheggio davanti, sulla direttrice fra Santa Croce e Castelfranco: da Santa Croce sull'Arno sono circa 4 km, otto minuti; da San Miniato una quindicina; Santa Maria a Monte, Montopoli, Fucecchio e Bientina restano dentro il quarto d'ora abbondante.
Ogni quanto si controlla un impianto?
Di norma ogni sei mesi, e ogni tre o quattro mesi per chi fuma, ha il diabete o ha già avuto una perimplantite.
Il controllo non è solo la pulizia. Si risonda il solco, si confronta la radiografia con quella dell'anno prima e si verifica che le viti della protesi siano serrate. Su una riabilitazione ampia, come una dentiera fissa su impianti, il calendario dei richiami è parte del progetto fin dal giorno dell'intervento.
Chi ha avuto un carico immediato viene rivisto più spesso nel primo anno. È lì che si costruisce la tenuta dei dieci successivi.
Il primo passo è una visita: guardiamo la gengiva, facciamo una radiografia mirata e ti diciamo con chiarezza se siamo davanti a un'infiammazione superficiale o a una perdita di osso. Chiama lo 0571 1900049, scrivi su WhatsApp al 351 7008617 oppure scegli un orario su https://prenota.adamanti.it/prenota/castelfranco.
Se ti riguarda
Implantologia dentale a Castelfranco di Sotto
Quello che hai letto vale in generale; il tuo caso si vede in visita. La pagina del trattamento spiega come si svolge in Via Posarelli e chi lo segue.
Dove siamo e da dove arrivano i pazienti
Domande frequenti: Infezione di un impianto dentale, l'osso che cede
1. Un'infezione all'impianto fa sempre male?
2. Il pus intorno a un impianto è sempre grave?
3. Si può salvare un impianto che si muove?
4. Il fumo peggiora davvero le cose?
5. Un'infezione su un impianto può contagiare i denti vicini?
6. Come pulisco a casa intorno agli impianti?
7. Quanto tempo passa fra l'infiammazione e la perdita di osso?
8. Ho l'impianto fatto da un altro dentista, potete seguirlo?
Cosa dicono i pazienti
Sono molto professionali..molto competenti su gli impianti ..è soprattutto molto cordiali e bravissimi..
Personale molto accogliente e preparato, cliente fisso da molti anni, non lo cambierei per nessuno. Consigliato per qualsiasi persona!
Professionalità e cortesia sono alla base di questo studio ,mi sono trovata molto bene e lo consiglio vivamente!!!
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