Perché una parodontite non si cura una volta sola

Chi finisce una terapia parodontale in genere pensa di aver chiuso una pratica. È la conclusione più naturale del mondo e purtroppo è sbagliata, perché una parodontite non si comporta come una carie.
Sono la Dott.ssa Valentina Sibillotte e mi occupo di parodontologia nello studio di Castelfranco di Sotto. Provo a spiegare la differenza, perché è quella che decide come stanno le cose fra cinque anni.
Curare e stabilizzare non sono la stessa cosa
Una carie si toglie, si ricostruisce il dente, e quel problema è finito. Se ne può presentare un altro altrove, ma quello specifico è chiuso.
Una parodontite no. La predisposizione resta, i batteri si riformano, e il tessuto attorno ai denti torna a infiammarsi appena le condizioni lo permettono. La terapia iniziale ferma la malattia dove si trova; il mantenimento la tiene ferma.
Detto in modo diretto: la terapia vale quanto il mantenimento che la segue. Senza il secondo, nel giro di un paio d'anni si torna indietro, e questa volta si parte da meno osso.
I segni che vengono lasciati passare
Il sangue quando ci si lava i denti non è normale e non significa avere gengive delicate. È un'infiammazione, ed è il primo campanello.
Poi vengono l'alito che non passa, la sensazione che i denti si siano allungati, gli spazi neri che compaiono fra un dente e l'altro, la mobilità. Ogni gradino di questa scala corrisponde a osso che se n'è andato.
La malattia si può fermare a qualunque gradino, e questa è la parte incoraggiante. Quella meno incoraggiante è che si stabilizza dove si è arrivati: l'osso perso, salvo situazioni selezionate, non torna.
La diagnosi si misura, non si guarda
La parodontite si misura con una sonda millimetrata: si controlla la profondità del solco attorno a ogni dente, in più punti, e si registra tutto su una cartella. Insieme alle radiografie, quella mappa dice dov'è il problema e quanto è avanzato.
È un esame che richiede tempo, e serve due volte. La prima per decidere cosa fare. La seconda perché è il documento con cui, sei mesi dopo, si misurerà se le cose sono davvero migliorate. Senza una rilevazione iniziale, dire che va meglio resta un'impressione.

La terapia, in concreto
Si rimuove il tartaro sotto il margine gengivale, in una o più sedute a seconda dell'estensione, in anestesia locale dove serve. Non è la pulizia dei denti: si lavora sotto, dove nell'igiene ordinaria lo strumento non arriva.
Dopo alcune settimane si rimisura con la stessa sonda. Nella maggior parte dei casi le profondità si sono ridotte e si passa al mantenimento; dove restano tasche profonde si valuta un intervento mirato su quelle zone.
La parte che decide l'esito, però, è quella che avviene fuori dallo studio tutti i giorni, e su questo non c'è modo di essere diplomatici: senza un'igiene domiciliare che funzioni, la terapia si disfa.
Il mantenimento non è un'igiene annuale
Chi ha avuto una parodontite non torna a essere una persona che fa l'igiene una volta l'anno. Gli intervalli sono più corti, si stabiliscono sulla singola situazione e servono a intercettare le ricadute prima che siano visibili.
Nel nostro studio i richiami vengono programmati insieme al paziente al termine della terapia, non lasciati alla memoria. Lasciati alla memoria diventano diciotto mesi, e diciotto mesi su una bocca predisposta sono abbastanza perché il lavoro fatto si perda.
Se hai già perso denti
Capita spesso che chi arriva con una parodontite avanzata abbia già degli spazi vuoti. La domanda che segue è sempre la stessa: si possono mettere impianti?
Sì, ma dopo. Mettere un impianto in una bocca con parodontite attiva significa consegnarlo alla stessa malattia che ha fatto perdere i denti naturali, perché il tessuto attorno a un impianto reagisce all'infiammazione anche peggio. Prima si stabilizza, poi si ricostruisce.
Per capire da che punto si parte serve una visita: si prenota dalla pagina contatti o al telefono.

Dott.ssa Valentina Sibillotte
Odontoiatra · Albo Odontoiatri di n.
Si occupa di parodontologia, conservativa, estetica dentale nello studio di Via Giuseppe Posarelli 9, Castelfranco di Sotto.
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